A.S. 2009-2010

 

Vittorino da Feltre

Ritratto - Louvre


Antonio Pisano (Pisanello)
Louvre, Sala delle medaglie


Il testo a fianco è tratto
dal sito dell'Istituto
“Vittorino da Feltre”
Padri Barnabiti di Genova

 


Vittorino de' Rambaldoni, detto da Feltre, nacque nel 1378, o, più probabilmente nel 1373, figlio di uno scrivano. Ben presto dimostrò di avere una mente molto aperta ed una insaziabile fame di apprendere: compi i primi studi nella città natale con grandi difficoltà, per la povertà del padre, ma ciò contribuì in modo molto importante a forgiare in lui un carattere forte e deciso che lo avrebbe aiutato a continuare gli studi e lo avrebbe poi sostenuto in ogni sua iniziativa. Proprio a causa di queste difficoltà, Vittorino lasciò Feltre e scese a Padova per frequentare l'Università, dove le lezioni erano gratuite ed aveva modo di ascoltare tutti i più grandi "dottori" del suo tempo.

Ma anche a Padova, si trovò nuovamente in difficoltà per il prezzo dei libri, allora costosissimi e benché avesse un appoggio nei suoi stretti parenti Enselmini, che erano agiati, preferì sopperire alle proprie necessità da solo, facendo il "magister puerorum", il maestro di grammatica, occupazione privata per la quale non occorrevano gradi universitari. E quando, dopo aver appreso le discipline letterarie e la filosofia, volle approfondire anche la conoscenza della matematica, Vittorino si trovò di fronte in tali difficoltà che solo il suo carattere poté affrontare: Biagio Pelacani, illustre matematico si faceva pagare assai care le lezioni che dava in privato, e Vittorino, pur di apprendere, si abbassò anche a fare il lavapiatti al maestro. Presto, però, stanco delle vessazioni del Pelacani, decise di abbandonarlo e trovò un nuovo maestro in Jacopo della Torre da Forlì, sotto la cui guida apprese anche la fisica e l'astrologia.

Soggiornò a Padova per più di un ventennio, il periodo certo più proficuo per la formazione integrale del suo spirito e per l'affermarsi della vocazione che renderà così illustre il suo nome: l'insegnamento.

Subì l'influsso di P. P. Vegerio il vecchio, il primo pedagogista dell'Umanesimo, di Giovanni Conversino da Ravenna, di Gasparino Barzizza, il più grande latinista del suo tempo, e di Paolo Nicoletti per la dialettica, la filosofia morale e la teologia. Quando il Guarino, di ritorno da Costantinopoli, aprì una scuola di greco a Venezia, egli vi si recò subito (1415), e fu proprio là che, accostandosi al patrizio veneziano, ebbe inizio la sua carriera di maestro. Tenne a sua volta scuola a Venezia per qualche anno e fu molto apprezzato. Tornò così a Padova con una grossa fama, ed aprì una scuola convitto per i giovani che abitavano lontano dalla città, e continuò a curarla anche dopo che nel 1421 ebbe accettato la carica di retorica. Nel 1422 lasciò la cattedra e tornò a Venezia dove aprì un'altra scuola convitto con studenti di tutta Italia. Tale sistemazione non era destinata a durare a lungo, perché l'arresto del suo cugino padovano Enselmino degli Enselmini per reati politici, lo indusse ad accettare l'invito del signore di Mantova Gian Francesco I Gonzaga che gli offriva l'incarico di precettore dei suoi figli. Subito (1423) fondò, in una villa che il Gonzaga gli mise a disposizione, la prima scuola realizzatrice degli ideali umanistici fusi con lo spirito cristiano, a cui diede il nome di "Ca' Gioiosa ".

La " Ca' Gioiosa " era posta presso un lago, circondata da splendidi panorami; era davvero un soggiorno ideale. La sua fama si diffuse con grande velocità e di pari passo aumentarono anche le richieste di ammissione, a tal punto che si rese necessaria la costruzione di un secondo edificio, per far fronte alle iscrizioni. Anche nell'accettare nuovi alunni, il Vittorino non si smentì: preferì studenti poveri, accettati per carità, a figli di signori che dimostrassero un carattere superbo e caparbio. Questo proprio perché la "Ca' Gioiosa" era organizzata in modo tale da mantenere una disciplina di uguaglianza per tutti, di rispetto della personalità, di fraternità, di ordine, in cui il castigo stesso, del resto rarissimo, era riportato all'interiorità della coscienza.

Alla "Ca' Gioiosa" la giornata trascorreva in un intenso lavoro, in cui l'esercizio mentale sì alternava alle pratiche ginniche. Proprio in questo sta uno dei meriti più grandi di Vittorino: essere stato uno dei primi a realizzare un tentativo di armonico sviluppo mentale e corporeo!

L'insegnamento si basava ancora sulle arti del trivio e quadrivio, ma Vittorino lo curava moltissimo soprattutto nell'approfondimento delle conoscenze. Nondimeno, egli voleva che terminato lo studio, questo fosse lasciato da parte, di modo che la mente potesse ritemprarsi: per questo motivo egli si curava molto anche degli esercizi ginnici, della lotta, delle escursioni al vicino lago di Garda, alle stesse Alpi.

Vittorino fu un personaggio molto particolare nella sua vita privata; di carattere facile all'ira, pretendeva da se stesso ancor più che dai suoi alunni, perché conscio del fatto che per ottenere dal prossimo, bisogna innanzitutto ottenere da se stesso. Vittorino non cercava né d'incantare, né d'intimorire: solo metteva in soggezione tutti coloro che alla sua presenza si sentivano in errore. Nella vita privata egli manteneva il suo contegno, cercando di sanare le inimicizie, facendosi promotore di una lotta costante contro le ingiustizie, e non esitava nemmeno a dar torto allo stesso Gonzaga, se aveva compiuto alcuni atti riprensibili.

Da tutto questo quadro generale ne risulta una persona estremamente coerente e capace che seppe affermare la propria personalità e la propria volontà anche a costo di grandi sacrifici. In fondo, il segreto che sostenne per tanti anni Vittorino, è da ricercarsi proprio in quel suo profondo spirito di sacrificio, spirito che lo accompagnò fino alla morte, avvenuta a 68 anni, il 2 febbraio 1446.