Vittorino de' Rambaldoni, detto da Feltre, nacque nel 1378, o,
più probabilmente nel 1373, figlio di uno scrivano. Ben
presto dimostrò di avere una mente molto aperta ed una
insaziabile fame di apprendere: compi i primi studi nella città
natale con grandi difficoltà, per la povertà del
padre, ma ciò contribuì in modo molto importante
a forgiare in lui un carattere forte e deciso che lo avrebbe aiutato
a continuare gli studi e lo avrebbe poi sostenuto in ogni sua
iniziativa. Proprio a causa di queste difficoltà, Vittorino
lasciò Feltre e scese a Padova per frequentare l'Università,
dove le lezioni erano gratuite ed aveva modo di ascoltare tutti
i più grandi "dottori" del suo tempo.
Ma anche a Padova, si trovò nuovamente
in difficoltà per il prezzo dei libri, allora costosissimi
e benché avesse un appoggio nei suoi stretti parenti Enselmini,
che erano agiati, preferì sopperire alle proprie necessità
da solo, facendo il "magister puerorum", il maestro di
grammatica, occupazione privata per la quale non occorrevano gradi
universitari. E quando, dopo aver appreso le discipline letterarie
e la filosofia, volle approfondire anche la conoscenza della matematica,
Vittorino si trovò di fronte in tali difficoltà che
solo il suo carattere poté affrontare: Biagio Pelacani, illustre
matematico si faceva pagare assai care le lezioni che dava in privato,
e Vittorino, pur di apprendere, si abbassò anche a fare il
lavapiatti al maestro. Presto, però, stanco delle vessazioni
del Pelacani, decise di abbandonarlo e trovò un nuovo maestro
in Jacopo della Torre da Forlì, sotto la cui guida apprese
anche la fisica e l'astrologia.
Soggiornò a Padova per più
di un ventennio, il periodo certo più proficuo per la formazione
integrale del suo spirito e per l'affermarsi della vocazione che
renderà così illustre il suo nome: l'insegnamento.
Subì l'influsso di P. P. Vegerio il
vecchio, il primo pedagogista dell'Umanesimo, di Giovanni Conversino
da Ravenna, di Gasparino Barzizza, il più grande latinista
del suo tempo, e di Paolo Nicoletti per la dialettica, la filosofia
morale e la teologia. Quando il Guarino, di ritorno da Costantinopoli,
aprì una scuola di greco a Venezia, egli vi si recò
subito (1415), e fu proprio là che, accostandosi al patrizio
veneziano, ebbe inizio la sua carriera di maestro. Tenne a sua volta
scuola a Venezia per qualche anno e fu molto apprezzato. Tornò
così a Padova con una grossa fama, ed aprì una scuola
convitto per i giovani che abitavano lontano dalla città,
e continuò a curarla anche dopo che nel 1421 ebbe accettato
la carica di retorica. Nel 1422 lasciò la cattedra e tornò
a Venezia dove aprì un'altra scuola convitto con studenti
di tutta Italia. Tale sistemazione non era destinata a durare a
lungo, perché l'arresto del suo cugino padovano Enselmino
degli Enselmini per reati politici, lo indusse ad accettare l'invito
del signore di Mantova Gian
Francesco I Gonzaga che gli offriva l'incarico di precettore
dei suoi figli. Subito (1423) fondò, in una villa che il
Gonzaga gli mise a disposizione, la prima scuola realizzatrice degli
ideali umanistici fusi con lo spirito cristiano, a cui diede il
nome di "Ca' Gioiosa ".
La " Ca' Gioiosa " era posta presso
un lago, circondata da splendidi panorami; era davvero un soggiorno
ideale. La sua fama si diffuse con grande velocità e di pari
passo aumentarono anche le richieste di ammissione, a tal punto
che si rese necessaria la costruzione di un secondo edificio, per
far fronte alle iscrizioni. Anche nell'accettare nuovi alunni, il
Vittorino non si smentì: preferì studenti poveri,
accettati per carità, a figli di signori che dimostrassero
un carattere superbo e caparbio. Questo proprio perché la
"Ca' Gioiosa" era organizzata in modo tale da mantenere
una disciplina di uguaglianza per tutti, di rispetto della personalità,
di fraternità, di ordine, in cui il castigo stesso, del resto
rarissimo, era riportato all'interiorità della coscienza.
Alla "Ca' Gioiosa" la giornata
trascorreva in un intenso lavoro, in cui l'esercizio mentale sì
alternava alle pratiche ginniche. Proprio in questo sta uno dei
meriti più grandi di Vittorino: essere stato uno dei primi
a realizzare un tentativo di armonico sviluppo mentale e corporeo!
L'insegnamento si basava ancora sulle arti
del trivio e quadrivio, ma Vittorino lo curava moltissimo soprattutto
nell'approfondimento delle conoscenze. Nondimeno, egli voleva che
terminato lo studio, questo fosse lasciato da parte, di modo che
la mente potesse ritemprarsi: per questo motivo egli si curava molto
anche degli esercizi ginnici, della lotta, delle escursioni al vicino
lago di Garda, alle stesse Alpi.
Vittorino fu un personaggio molto particolare
nella sua vita privata; di carattere facile all'ira, pretendeva
da se stesso ancor più che dai suoi alunni, perché
conscio del fatto che per ottenere dal prossimo, bisogna innanzitutto
ottenere da se stesso. Vittorino non cercava né d'incantare,
né d'intimorire: solo metteva in soggezione tutti coloro
che alla sua presenza si sentivano in errore. Nella vita privata
egli manteneva il suo contegno, cercando di sanare le inimicizie,
facendosi promotore di una lotta costante contro le ingiustizie,
e non esitava nemmeno a dar torto allo stesso Gonzaga, se aveva
compiuto alcuni atti riprensibili.
Da tutto questo
quadro generale ne risulta una persona estremamente coerente e capace
che seppe affermare la propria personalità e la propria volontà
anche a costo di grandi sacrifici. In fondo, il segreto che sostenne
per tanti anni Vittorino, è da ricercarsi proprio in quel
suo profondo spirito di sacrificio, spirito che lo accompagnò
fino alla morte, avvenuta a 68 anni, il 2 febbraio 1446.
|